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A.I.R.S. onlus
Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità
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mini_logo_airs Gli Acufeni Audiogeni printer

Gli acufeni, come si è già sottolineato nel capitolo "Gli Acufeni" di questo sito, secondo il nuovo inquadramento del "metodo AIRS" del Prof. Cianfrone, possono riconoscere 3 cause principali; la prima risiede all'interno dell'apparato uditivo dove una alterazione o difetto può concretizzarsi in perdita uditiva o " ipoacusia" e questa a sua volta può facilmente provocare una condizione di "deprivazione" sensoriale. Questi sono gli acufeni definibili come "audiogeni". Come mai una deprivazione uditiva può dare origine ad acufeni? Succede che nei centri nervosi collegati con l'orecchio, che hanno lo scopo di trasmettere gli impulsi uditivi al cervello,  privati a causa dell'ipoacusia di stimoli fisiologici provenienti dall'esterno si producano fenomeni di irritabilità cioè un aumento di eccitabilità, di "iperattività" spontanea all'interno dei neuroni, che, nell'arco di poco tempo si traducono in stimoli acustici anomali persistenti percepiti dal cervello come suoni fantasma o appunto acufeni. In effetti in ultima analisi è il cervello stesso a richiedere alle stazioni sottostanti una quota extra di produzione di rumore. Si tratta come è intuibile di un vano e controproducente tentativo da parte del sistema uditivo di mantenere un sufficiente livello di stimolazione quando invece l'orecchio non è più in grado di assicurare l'invio di stimoli sonori verso il cervello.
E' interessante notare che non è necessaria una perdita uditiva estesa e grave per avviare questo processo, ma anche una ipoacusia limitata e selettiva per poche frequenze è in grado di avviare meccanismi acufenogeni. L'esempio più classico è il trauma da rumore che pur interessando generalmente solo le frequenze intorno ai 4000 Hz si accompagna quasi sempre ad acufeni.

L'ipoacusia che è maggiormente chiamata in causa nel produrre acufeni è quella di tipo "neurosensoriale", cioè dovuta ad una lesione o della coclea, cioè delle Cellule Ciliate, o del nervo acustico, o di entrambi. Esempio di patologia neurosensoriale è la Malattia di Ménière o la "sordità improvvisa" o ancora gran parte delle ipoacusie genetiche e di origine virale, tossica, microischemica. Solo raramente la lesione acufenogena può essere "centrale" cioè interessare la corteccia uditiva, come per esito di estese lesioni ischemiche cerebrali e degenerative . Anche una ipoacusia "trasmissiva", cioè dovuta ad una alterazione del sistema di trasmissione meccanica attraverso l'orecchio medio o timpano, se legata ad una patologia cronica e stabilizzata come nell'otite cronica o nell'otosclerosi, può generare acufeni.

Come per tutte le cause di acufeni non solo audiogeni, ma anche somatosensoriali o psicogeni, la condizione neurofisiologica necessaria alla stabilizzazione e persistenza degli acufeni è la messa in moto di meccanismi di "neuroplasticità" cioè di adattamento graduale e progressivo dei neuroni alle mutate condizioni di stimolazione; questo comporta da una parte una modifica nel medio o lungo tempo del funzionamento dei neuroni uditivi in presenza di un deficit uditivo  e dall'altra un eventuale lento resetting o riaggiustamento degli stessi neuroni quando si interviene con trattamenti adeguati. Da qui deriva la necessaria tempistica, e pazienza da parte del paziente, nell'ottenere il beneficio sperato dalle terapie.




testo a carattere divulgativo a cura dei Prof G. Cianfrone