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A.I.R.S. onlus
Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità
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mini_logo_airs Gli Acufeni Psicogeni printer

ACUFENI PSICOGENI

Come acufeni “psicogeni” possiamo definire quegli acufeni associati a, o dipendenti da, disturbi psicopatologici di vario tipo ed entità, cioè quegli acufeni palesemente influenzati nel loro esordio e nella loro evoluzione nel tempo da fattori psicologici.  

Accade spesso di incontrare pazienti che nel racconto anamnestico riferiscono l'esordio dell'acufene in stretta concomitanza con eventi fortemente emotivi o durante episodi di stress acuto. E' anche osservazione quotidiana l'aumento della intensità dell'acufene in concomitanza con momenti di particolare ansia o affaticamento psichico. Da recenti studi è emerso che dal 14% fino all’ 80% dei pazienti presenta disturbi psicologici in concomitanza di acufeni e/o iperacusia. La nostra esperienza porta ad indicare una quota intorno al 25% .  Talvolta tali disturbi sono pre-esistenti all’acufene, ne favoriscono in qualche modo l’insorgenza e si esasperano proprio a causa dell’acufene, essendo l’acufene stesso un agente stressante, si viene a creare così uno sfavorevole circolo vizioso. Talvolta invece il disturbo psicologico emerge, all’improvviso o gradualmente, dopo che l’acufene fa la sua comparsa. Anche in tal caso il disturbo psicologico può costituire un’aggravante dell’acufene ed una concausa alla sua cronicizzazione.

Da quanto detto appare chiara l’importanza di individuare il più presto possibile la quota di responsabilità che caso per caso la sfera psicologica esercita sia sui meccanismi di insorgenza sia soprattutto sui meccanismi di persistenza, cronicizzazione e periodiche esasperazioni dell’acufene. Al medico audiologo il compito di effettuare una prima individuazione o screening, allo psicologo o meglio al medico psichiatra quello di effettuare una diagnosi definitiva del disturbo psicologico e proporre un eventuale adeguato trattamento. Come si è detto non in tutti i pazienti con acufeni è individuabile una psicopatologia, in quanto altri possono essere i meccanismi maggiormente determinanti (uditivi, somatosensoriali).

Il protocollo di lavoro e di classificazione da noi messo a punto (classificazione T.Ho.S.C., nota anche come "metodo AIRS del Prof. Cianfrone") permette di individuare precocemente ed in maniera semplificata nei soggetti a rischio la presenza di elementi psicologici disturbanti rivestenti una particolare valenza nel circuito dell’acufene. Ci serviamo del noto questionario di auto compilazione THI  (Tinnitus Handicap Inventory) di cui l’AIRS ha curato la versione italiana: il punteggio che ne deriva non solo ci permette in tutti i soggetti con acufene di stabilire il livello di fastidio e di “invasività” dell’acufene sulle attitudini quotidiane e sulla qualità di vita, ma anche di individuare precocemente le condizioni di rischio psicologico. Tale applicazione del test deriva da importanti studi che il nostro gruppo ha effettuato negli ultimi anni e pubblicati su importanti riviste internazionali. Quindi in maniera semplice e rapida, mediante strumenti specifici, si può procedere al successivo approfondimento diagnostico indispensabile al trattamento.

E’ bene dire che i pazienti che ricadono in questa categoria ma che non hanno effettuato test atti a rivelare la co-morbilità psicologica spesso si trovano ad affrontare il problema acufeni seguendo metodiche e mediante strumenti non adeguati per loro, anche se teoricamente corretti per le altre categorie di pazienti, e quindi con elevata possibilità di insuccesso o addirittura di peggioramento. Per esempio, se un paziente nel quale la componente psicologica sta influenzando fortemente il proprio acufene, viene avviato da subito in maniera semplicistica ad un trattamento acustico riabilitativo, come l’uso di protesi acustiche, la TRT o terapia del suono mediante “generatori di suono”, non solo potrà non trarre alcun vantaggio, ma addirittura potrà percepire un maggiore disagio, ancor di più se oltre dagli acufeni il paziente è disturbato dall’iperacusia.  In tali casi è indispensabile operare in una prima fase in ambito psico-farmacologico (a cura del consulente psichiatra), portare il paziente ad un miglioramento generale e quindi procedere in un secondo tempo, se ancora necessario, a volte non lo è più, ad un trattamento acustico di desensibilizzazione.   

Tra le condizioni che maggiormente influenzano gli acufeni, sono state individuate: il disturbo ansioso  ed ansioso-depressivo, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi dell’umore, quelli somatoformi, i disturbi del sonno e relativo uso di alcune sostanze farmacologiche, i disturbi sessuali, di personalità e alimentari, ecc. La gravità degli acufeni sembra essere correlata, anche, al temperamento e alla vulnerabilità caratteriale.

La presenza in taluni soggetti con acufeni di una componente “somatosensoriale” muscolo-scheletrica (cranio-cervicale, mandibolare, ecc.), soprattutto di tipo muscolo-tensivo, individuabile agevolmente nel nostro protocollo di lavoro, si associa spesso ad una condizione psicologica ansiosa ed anzi ne costituisce una conseguenza: entrambi quindi sia in maniera indipendente che combinata possono entrare nei meccanismi di azione sull’acufene e pertanto andranno rimossi terapeuticamente.

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Testo a carattere divulgativo a cura di Giancarlo Cianfrone e Massimo Salviati