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A.I.R.S. onlus
Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità
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mini_logo_airs L’ORECCHIO printer

Tutte le nostre attività quotidiane normali richiedono necessariamente l’utilizzo dell’organo dell’udito anche se lo diamo per scontato. Questo perché in larga misura l’orecchio compie bene il proprio lavoro senza che ce ne accorgiamo. L’udito è l’unico senso che ci permette di sapere cosa succede nel nostro ambiente, infatti non dobbiamo guardare il ramoscello che si spezza per sapere che c’è qualcuno che sta camminando dietro di noi nel buio. Questa abilità fornisce importanti vantaggi per la sopravvivenza per tutte le specie animali.

Inoltre la struttura della società umana richiede l’utilizzo del linguaggio orale che richiede la sofisticata e rapida analisi dei suoni di cui è composto, garantita proprio dalle strutture dell’orecchio ed in particolare dell’orecchio interno, la sua centralina elettrica.

Nei mammiferi l’orecchio interno è custodito nell’osso più duro del corpo e contiene i più piccoli ossicini e i più piccoli muscoli di tutto il corpo, ed inoltre uno degli organi più affascinanti e sicuramente più sofisticati del corpo, la coclea (parte dell’orecchio interno).

UN PO’ DI STORIA
I progressi nella conoscenza della struttura e funzione di questo complesso e relativamente inaccessibile organo sono stati lenti e segnati da pietre miliari.

Già nel 1400 era stata scoperta la presenza della membrana del timpano e dei tre ossicini dell’orecchio medio. Dovranno passare altri 300 anni prima che Domenico Cotugno scopra che l’orecchio interno è riempito di liquidi, a differenza dell’orecchio medio che è riempito di aria.

Un secolo più tardi Ernst Reissner descrive la presenza di due parti distinte nella coclea. L’avanzamento delle tecniche di indagine con il microscopio permisero a Alfonso Corti di descrivere le cellule sensoriali dell’orecchiointerno.

Tra il 1877 e il 1900 furono inventate tre macchine che rilanciarono in modo importante il ruolo che l’orecchio svolge nella nostra vita quotidiana. Alexander Graham Bell e Meucci ci diedero il telefono, Thomas Edison il fonografo, Nikola Tesla e Guglielmo Marconi la radio. La diffusione di queste apparecchiature richiese molti anni ma le persone rimanevano affascinate dalla possibilità di trasmettere le voci, la musica e altri suoni al di là del tempo e della distanza. Questa nuova tecnologia del suono ebbe un veloce ed enorme impatto sulla nostra cultura ed iniziò la rivoluzione nella tecnologia delle comunicazioni così centrale nella storia del 20° secolo.

Con l’aumento dell’importanza dell’udito nella nostra vita quotidiana arrivarono anche le ricerche condotte, durante la fine del 19° secolo e la prima metà del 20° secolo, da scienziati quali Hermann Von Helmholtz e Georg Von Békésy. Il loro lavoro portò al concetto dell’orecchio come di un organo complesso ma essenzialmente di strumento passivo di trasformazione dell’energia meccanica del suono in segnale elettrico per il cervello. Questi studi culminarono con la vittoria di Von Békésy del premio Nobel nel 1961 per la Medicina e Fisiologia. Furono fatti progressi significativi nelle successive due decadi particolarmente riguardo la fine struttura cocleare e i meccanismi cellulari di trasformazione del segnale meccanico in segnale elettrico.

Ma la coclea continuava ad essere vista come un passivo recettore meccanico di variazioni di pressione (i suoni), nei liquidi cocleari.

Comunque nel 1948 si cominciò ad intuire che era necessario un meccanismo attivo per spiegare il potere di risoluzione in frequenza della coclea, cioè la sua capacità di analizzare i complessi suoni dell’ambiente.

La nostra conoscenza su come funziona l’orecchio entrò quindi in una eccitante fase negli ultimi vent’anni quando si scoprì che anche l’orecchio interno produce suoni.