L’Impianto Cocleare

INTERVENTI MIRATI

L’impianto cocleare (IC), da taluni identificato con termine più suggestivo che tecnico come “orecchio bionico, è un piccolo e complesso strumento elettronico-acustico applicato chirurgicamente nell’orecchio interno, che fornisce un soddisfacente senso dell’udito a persone con sordità profonda o molto grave non rimediabile altrimenti. I primi passi verso l’IC risalgono a metà degli anni ’70; l’evoluzione successiva è stata piuttosto rapida sia per quanto riguarda le caratteristiche tecniche sia per ciò che riguarda il campo di applicazione e la messa a punto dei relativi protocolli; si sono razionalizzati anche i criteri di selezione dei possibili candidati. Negli ultimi anni si è assistito ad un lento ma continuo perfezionamento ed ottimizzazione dell’intera strategia.

L’IC Viene inserito chirurgicamente attraverso un procedimento oto-microchirurgico. Consta di 4 parti:

  • un microfono che introduce nel sistema i suoni esterni
  • un processore esterno che seleziona e ordina i suoni raccolti in base alle caratteristiche acustiche, né più né meno di quello che fa la parte micromeccanica della coclea
  • Un trasmettitore e un ricevitore/stimolatore generalmente posizionato in una nicchia ossea superficiale ottenuta chirurgicamente al di sopra dell’orecchio, che riceve i segnali pre-codificati dal processore e li converte in impulsi elettrici finalmente codificati per inviarli alle terminazioni nervose della coclea, emulando in qualche modo la funzione delle cellule cocleari; (processore e stimolatore seguono particolari algoritmi di funzionamento; il collegamento fra processore esterno e stimolatore sottocutaneo viene assicurato da un magnete appoggiato in corrispondenza dello stimolatore)
  • una fila di molteplici elettrodi collegati con lo stimolatore e contenuti in un finissimo tubicino porta-elettrodi con finestrelle aperte in corrispondenza di ciascun elettrodo che viene introdotto chirurgicamente nella coclea attraverso la finestra rotonda o la finestra ovale; gli elettrodi raccolgono gli impulsi elettronici dallo stimolatore e li inviano alle terminazioni nervose cocleari e quindi al nervo acustico; da questo punto in poi gli impulsi seguiranno verso l’alto il percorso fisiologico delle vie uditive per raggiungere il cervello.

L’impianto cocleare non ricrea letteralmente un udito normale, ma se applicato a candidati selezionati accuratamente e ottimizzato seguendo programmi di rieducazione e training di corretto impiego, può fornire a persone con ipoacusia profonda o grave non rimediabile con l’apparecchio acustico una buona comprensione del linguaggio e dei suoni della vita quotidiana.

L’IC è molto diverso dall’apparecchio acustico convenzionale che sostanzialmente amplifica i suoni di quel tanto che manca per via dell’ipoacusia (in verità le funzioni di un moderno apparecchio acustico vanno ben oltre la semplice amplificazione). L’impianto cocleare sostituisce in pratica una parte del lavoro che viene effettuato dalle cellule cocleari quando ormai danneggiate irreversibilmente; lavoro che nella coclea funzionante consiste nell’importante trasduzione da onda meccanica ad impulso elettrico e nell’avvio degli stimoli alle terminazioni nervose; questo lavoro si diceva viene in qualche modo simulato dall’IC almeno fino al punto di trasferimento degli impulsi alle fibre del nervo uditivo; nel tragitto successivo viene utilizzato senza modificarlo il normale percorso dei suoni fino al cervello. Chi sente attraverso l’IC percepisce i suoni in maniera un po’ diversa rispetto alle persone normoudenti ma il training uditivo è fondamentale per utilizzare per intero le potenzialità di questo dispositivo e permettere di comunicare oralmente o tramite telefono o di ascoltare la musica.

I candidati all’Impianto cocleare possono essere sia adulti che bambini; nel caso di bambini si è assistito negli anni una precocizzazione dell’indicazione, al fine di favorire quanto più possibile lo sviluppo del linguaggio e ridurre al massimo i tempi di deprivazione sensoriale; nell’arco di una decina di anni l’asticella si è spostata mediamente dai 30 mesi ai 12 mesi di vita, parallelamente all’ampliamento delle strategie di screening neonatale. Per gli adulti nati sordi il discorso predittivo è più complesso soprattutto se non hanno acquisito e memorizzato quel minimo di esperienza acustica derivante da una seppur parziale stimolazione protesica. Diversamente l’adulto che è andato incontro ad una ipoacusia progressiva nel tempo o improvvisa avrà sicuramente benefici di gran lunga maggiori avendo ben conservato una sufficiente memoria acustica.

L’Impianto potrà essere applicato ad un orecchio solo, è la consuetudine convenzionale, oppure da entrambi i lati in tempi differiti, ed è la tendenza attuale sia nel bambino che nell’adulto. I vantaggi dell’udito “binaurale” rispetto al “monoaurale” non sono pochi, dal recupero od acquisizione della direzionalità uditiva alla migliore discriminazione del parlato in ambienti rumorosi, ecc. Ultimamente si è fatta strada una nuova tendenza: quella di usufruire o di continuare ad usufruire sul lato ancora parzialmente sfruttabile (in caso di sordità di diversa entità sui due lati) di un apparecchio acustico e di un IC sul lato con sordità grave o profonda (cosiddetta strategia “bimodale”).

Bisogna sapere quindi che l’applicazione dell’Impianto Cocleare prevede un intervento chirurgico e la procedura non è banale. La decisione di ricevere un impianto deve prevedere un counseling con lo staff implantologico (audiologo, otochirurgo, logopedista, psicologo), e deve scaturire da una serie di indagini non solo audiologiche ma anche radiologiche (TAC) e di laboratorio (per es. ricerca di autoanticorpi) per individuare se i criteri alla candidatura siano rispettati o per identificare le eventuali controindicazioni totali o quantizzare le eventuali controindicazioni parziali. Inoltre, come si è detto, è assolutamente necessario nel bambino prevedere ed organizzare un non breve periodo di apprendimento guidato dal logopedista; ma anche nell’adulto il training post-impianto è altrettanto indispensabile.

In Italia l’onere chirurgico e i costi dell’Impianto sono a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale.