Acufeni Audiogeni

TIPO: AUDIOGENI O DA DEPRIVAZIONE UDITIVA

Possiamo altrimenti denominarli “acufeni da deprivazione uditiva” o “da deafferentazione uditiva”. La prima e più comune causa periferica di acufeni risiede all’interno del nostro orecchio dove una eventuale alterazione o difetto può concretizzarsi in perdita uditiva o ” ipoacusia”, questa a sua volta può provocare una ben nota condizione di “deprivazione” sensoriale. Gli acufeni in questi casi sono provocati da un meccanismo che opera lungo le vie e stazioni nervose uditive che, prive degli stimoli acustici necessari alla loro fisiologica attività reagiscono con complessi fenomeni di irritabilità, ipereccitabilità, iperattività elettrica e scariche elettriche spontanee nei neuroni e lungo le fibre nervose; tutto secondo uno schema cosiddetto da “deafferentazione” ben noto in fisiologia sensoriale. Il meccanismo avrà direzione ascendente dall’orecchio verso l’alto fino ad interessare l’area uditiva del cervello, il quale percepirà suoni e rumori quando l’attività elettrica creatasi in reazione alla carenza di input acustici si trasformerà automaticamente in “stato di allarme” e conseguente sensazione e percezione cosciente di suoni (acufeni). Alla fine quindi sarà proprio il cervello a gestire questo fenomeno acustico reattivo, impegnando l’attenzione, la memoria e spesso la sfera emozionale. Per alcuni si tratta di un vano e controproducente tentativo da parte del sistema nervoso uditivo di mantenere un sufficiente livello di stimolazione quando l’orecchio non è più in grado di assicurare l’invio di stimoli sonori.
Non è necessaria una perdita uditiva estesa e grave per avviare questo processo: anche una ipoacusia limitata e selettiva per poche frequenze è in grado di avviare meccanismi acufenogeni. L’esempio più classico è il trauma da rumore che pur interessando inizialmente solo le frequenze intorno ai 4000 Hz si accompagna quasi sempre ad acufeni.

Il trattamento di questo tipo di acufeni implica teoricamente il ripristino della stimolazione acustica; questo si può ottenere principalmente attraverso due strategie: a) si può procedere ad una protesizzazione acustica, in genere ben accetta dal paziente qualora al disagio legato all’acufene si aggiungano le conseguenze sulla qualità di vita e sulla intellegibilità delle parole indotte dal danno uditivo; il vantaggio sugli acufeni sarà dettato dal ripristino graduale degli input uditivi indotto dal dispositivo; (vi sono anche apparecchi acustici che combinano all’amplificazione dei suoni la possibilità di ricevere suoni utili alla TRT). Se invece la perdita uditiva è lieve e riguarda solo poche frequenze si può proporre una strategia non protesica di desensibilizzazione, attraverso suoni naturali oppure rumore bianco sotto la semplice forma di “Arricchimento Sonoro Ambientale” (vedi sezione specifica sulla TRT) o di TRT strutturata con couseling specifico e supporto sonoro. E’ ovvio che tutte le forme di ipoacusia suscettibili di cure mediche, non molte in verità (sordità improvvise, M. di Ménière ecc) o chirurgiche (otosclerosi) dovranno usufruire prioritariamente degli idonei trattamenti individuati dal medico specialista e comunque di supporti farmacologici di protezione.