Acufeni Psicogeni

TIPO: PSICOGENI
O FORTEMENTE CORRELATI A DISTURBI PSICOLOGICI

Sono acufeni fortemente associati a, o influenzati da, stati psicologici alterati. A differenza degli altri due gruppi, questi acufeni non originano da problemi periferici (orecchio o strutture muscolo-scheletriche) ma da disordini localizzati nelle aree del cervello che gestiscono le nostre emozioni. La necessaria premessa anatomica e funzionale è che l’area cerebrale addetta a gestire le nostre ansie, paure, preoccupazioni, le condizioni di stress ecc. denominata “area limbica” con l’annessa “amigdala” si trova ad essere strettamente interconnessa con l’area uditiva del cervello; il che può facilmente generare un “trabocco” di stimoli fra un’area e l’altra; ma è anche connessa con l’area dell’attenzione e della memoria con le quali comunque anche l’area uditiva ha per conto suo fisiologiche connessioni funzionali. Come acufeni “psicogeni” possiamo definire quegli acufeni associati a, o dipendenti da, disturbi psicologici o psicopatologici di vario tipo ed entità, cioè quegli acufeni palesemente influenzati nel loro esordio e nella loro evoluzione nel tempo da fattori psicologici. Si tratta frequentemente di fattori che potremmo semplicisticamente definire “ansiosi”, anche se non è sempre così.

Accade spesso di incontrare pazienti che nel racconto anamnestico riferiscono l’esordio dell’acufene in stretta concomitanza con eventi fortemente emotivi o durante episodi di stress acuto. E’ anche osservazione quotidiana l’aumento della intensità dell’acufene in concomitanza con momenti di particolare irritabilità o affaticamento psichico. Da recenti studi è emerso che dal 14% fino all’80% dei pazienti presenta disturbi psicologici in concomitanza di acufeni e/o iperacusia; la nostra esperienza porta ad indicare una quota intorno al 35-40%. Talvolta tali disturbi sono preesistenti all’acufene, ne favoriscono in qualche modo l’insorgenza e si esasperano proprio a causa dell’acufene interpretato come segnale “d’allarme” o a causa della frequente sensazione e paura del “silenzio perduto” (missing silence). Talvolta invece il disturbo psicologico emerge, all’improvviso o gradualmente, dopo che l’acufene fa la sua comparsa. Anche in tal caso il disturbo psicologico può costituire un’aggravante dell’acufene ed una concausa alla sua cronicizzazione, quella che in medicina si chiama “comorbidità”.

Tra le condizioni che maggiormente influenzano gli acufeni, sono state individuate: il disturbo ansioso ed ansioso-depressivo, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi dell’umore, quelli somatoformi, l’uso non guidato di alcune sostanze farmacologiche, i disturbi sessuali, di personalità e alimentari, ecc. I disturbi del sonno (vedi sezione specifica) possono esercitare sugli acufeni effetti particolarmente negativi, creando situazioni di stress secondario e influendo su quello che gli psicologi definiscono “arousal” o stato di allerta, vanno individuati e trattati precocemente.

È fondamentale individuare il più presto possibile la quota di responsabilità che caso per caso la sfera psicologica esercita sui meccanismi di insorgenza e soprattutto sui meccanismi di persistenza, cronicizzazione e periodiche esasperazioni dell’acufene. A questo scopo il nostro protocollo prevede una valutazione accurata del questionario Tinnitus Handicap Inventory (THI) che in verità sottoponiamo indiscriminatamente a tutti i pazienti: studi statistici ci hanno permesso di individuare il punteggio al di sopra del quale la probabilità di rischio psicologico è elevata; può essere considerato un test di screening preliminare per un avvio ad un opportuno approfondimento clinico-specialistico di questa componente.

Il trattamento spesso è meno complesso di quanto si possa immaginare ed i risultati in tali casi vanno ad annullare od attenuare lo scetticismo iniziale da parte del paziente che stenta ad ammettere un disordine psicologico-emozionale come con-causa dell’acufene e non solo come effetto; è la classica situazione del “cane che si morde la coda” nella quale l’effetto va ad agire come causa o con-causa e viceversa creando uno dei più comuni e noti circoli viziosi. E’ indispensabile però affidarsi sotto la guida dell’audiologo all’osservazione ed alle cure dello psicologo o dello psichiatra. Nella nostra esperienza nei casi più critici è indispensabile in una prima fase operare, ma sempre con la massima cautela, attraverso rimedi psico-farmacologici (a cura del consulente psichiatra), portare quindi il paziente ad un miglioramento generale e, se ancora necessario, procedere in un secondo tempo a trattamenti acustici di desensibilizzazione del tipo TRT. L’obiettivo generale è quello di attenuare quanto prima possibile il livello di disagio emotivo, la sensazione di pericolo e di allarme, restituire il riposo ed il sonno al paziente che dovrà sempre tener presente che l’acufene è solo un sintomo sensoriale e come tale molto influenzato e gestito dal nostro cervello.