Il suono

Il suono

Ognuno dei 5 sensi è in grado di captare gli stimoli adatti alle proprie caratteristiche.

Gli occhi, il naso, la lingua, l’orecchio e la pelle sono sensibili ognuno ad una specifica forma di energia. Il naso e la lingua captano energia chimica, gli occhi energia luminosa, la pelle il calore e l’energia meccanica.

Il suono è una forma di energia meccanica. Le forze meccaniche possono essere statiche, come il peso di un giornale sulla nostra mano, o vibratorie come la vostra macchina quando diamo un colpo di acceleratore. Il suono è generato da vibrazioni meccaniche che danno origine a piccole oscillazioni delle molecole dell’aria che provocano a loro volta l’oscillazione di altre molecole vicine permettendo così la propagazione del suono lontano dalla sua fonte. Il suono è costituito da una “onda pressoria” in quanto le molecole dell’aria si avvicinano tra loro quando la pressione cresce (compressione) e si allontanano quando la pressione diminuisce (rarefazione).

La velocità del suono nell’aria è di circa 340 metri/secondo ed ecco perché dividendo per 5 i secondi che trascorrono tra il vedere il lampo e sentire il tuono ci dà una approssimativa misura di quanto sia lontano da noi il temporale. Le onde sonore viaggiano più velocemente nei solidi, più lente nei liquidi e ancora più lente nell’aria. Le vibrazioni sonore si estendono da pochi cicli al secondo fino a milioni di cicli al secondo indicati con il nome tecnico di Hertz (Hz). L’udito umano ha un campo limitato che va da 16 Hz a 20.000 Hz. I suoni con più di 20.000 Hz vengono detti ultrasuoni, quelli inferiori a 16 Hz infrasuoni, ultrasuoni ed infrasuoni pertanto non sono da noi udibili. Altri mammiferi possono ascoltare gli ultrasuoni come le balene che arrivano a 100.000 Hz.

Un suono viene caratterizzato da due componenti: frequenza e intensità. La frequenza si misura come abbiamo accennato in Hertz (Hz) cioè in oscillazioni complete che un suono compie in 1 sec.
La frequenza fisica di un suono contribuisce alla sua altezza tonale e dal punto di vista psico-acustico cioè soggettivo (pitch), alla sensazione di acutezza; secondo tale parametro siamo in grado di distinguere con una certa raffinatezza in centinaia di gradazioni i suoni gravi da quelli medi e questi da quelli acuti. L’intensità cioè il cosiddetto volume viene misurata in decibel (dB) che soggettivamente (loudness) ci fornisce la sensazione di forza di un suono e ci permette di distinguere con una buona dose di precisione in centinaia di gradi un suono leggero da uno di media intensità e questo da uno forte. La prima e più importante analisi di frequenza ed intensità del suono viene effettuata nell’orecchio interno e più precisamente nella coclea, dopo di che le informazioni vengono inviate al cervello uditivo che effettuerà sul suono ulteriori valutazioni ed interpretazioni, anche se già nel percorrere le vie altri tipi di analisi possono essere effettuate.

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Alcuni suoni hanno una struttura semplice con frequenza ed intensità ben identificabile, con una cadenza (periodo) sempre uguale: si tratta di suoni di laboratorio impiegabili nelle indagini audiometriche (“toni puri”: sono onde che descrivono dei sinusoidi con andamento ripetitivo e regolare). Tutti i suoni naturali però hanno una struttura molto più complessa o addirittura “caotica” e la frequenza non è facilmente identificabile. Si tratta dei cosiddetti “toni complessi” (più sinusoidi diversi che si sovrappongono) nei quali una certa periodicità più o meno regolare e ripetibile è ancora in qualche modo riconoscibile, e soprattutto di “rumori” che solo in determinati casi possono avere delle bande o fasci di frequenza prevalenti ed una intensità complessiva media misurabile; è il caso della voce umana e dei fonemi con bande larghe di frequenza più acute o più gravi che prevalgano rispettivamente le consonanti o le vocali, oppure a seconda del timbro femminile (o infantile) oppure maschile. E’ il caso anche del cosiddetto rumore di fondo ambientale nel quale prevalgono le bande di frequenza più basse. Questi concetti hanno ricadute pratiche sulle caratteristiche di ascolto dei soggetti con ipoacusia, cioè con deficit uditivi.

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