Ipersensibilità e Iperacusia

L'IPERACUSIA

Per Iperacusia si intende una ridotta capacità di tollerare i suoni ambientali, ovvero l’esasperazione del fastidio prodotto da suoni che la popolazione “normoudente” percepisce senza alcun disagio. Si può giungere fino alla sensazione del dolore. In verità la situazione di scarsa tollerabilità ai suoni può capitare sia a persone con udito normale sia a persone con ipoacusia. Per essere sicuri che l’intolleranza ai suoni non appartenga ad altre categorie ma che sia classificabile come iperacusia bisogna intanto escludere quella situazione di disagio, chiamato “recruitment” che può verificarsi in certi tipi di ipoacusia cocleare, dovuto ad una sorta di fastidiosa distorsione del suono a causa di un danno delle cellule ciliate della coclea. Esiste tutta una batteria di test audiometrici che in mani esperte permettono agilmente di svelare il fenomeno del recruitment, sia in audiometria tonale liminare che in audiometria sopraliminare, oltre alcuni esami audiometrici obiettivi. Il riconoscimento dell’iperacusia è quindi indubbiamente più agevole se presente in soggetti senza ipoacusia o con ipoacusia non reclutante.

L’iperacusia colpisce in media il 2-3% della popolazione, e si accompagna in molti casi ad acufeni: nell’80% dei casi di iperacusia si registra la presenza di acufeni, mentre il 40% di soggetti con acufeni lamenta anche iperacusia. Restringendo la prevalenza nella popolazione giovanile e nell’adolescenza il valore è maggiore e sta aumentando attestandosi attualmente intorno al 16-17%.

Il cervello gioca un ruolo essenziale nel tipo di sensibilità che abbiamo nei confronti dei suoni, nel dar loro un significato a volte di allarme o paura, nel ritenerli, a torto o a ragione, dannosi per il nostro udito. I soggetti con iperacusia non riescono a tollerare suoni di media o bassa intensità, come ad esempio le voci, o il suono degli elettrodomestici anche se sufficientemente silenziosi; talvolta l’ipersensibilità è molto selettiva: non vengono tollerate solo alcune voci, o alcuni elettrodomestici, o solo il rumore della masticazione di alcuni commensali, ecc. Anche variazioni nell’umore o nel livello di ansia possono inoltre aumentare il livello di sensibilità e far captare ancora di più segnali esterni o interni percepiti come potenzialmente pericolosi. Il soggetto con acufeni si riconosce attraverso un atteggiamento iperprotettivo (uso di tappi), rivolto all’evitamento, e di paura esasperata verso tutto ciò che di sonoro rientra nella sfera della propria intollerabilità. Questa situazione può estendersi anche agli altri sensi creando ipersensibilità dell’olfatto, della vista, del gusto o del tatto aumentando la percezione del dolore. L’iperacusia, specie nelle donne, può essere associata a disturbi ormonali, oppure può essere favorita da disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare, o da irritazioni del nervo trigemino ed in tal caso associarsi ad emicranie; può infine essere favorita dalla tensione tonica del muscolo tensore del timpano (TTTS), nel qual caso può accompagnarsi a senso di “blocco” auricolare. Vi sono evidenze scientifiche che dimostrerebbero in alcuni casi l’azione favorente sull’iperacusia esercitata da una carenza del neurotrasmettitore Serotonina, conosciuto per avere un’azione inibitrice di “calmiere” sulle percezioni sensoriali. L’iperacusia è presente nell’autismo infantile ed in alcune sindromi rare come la s. di Williams.

L’iperacusia andrebbe distinta dalla fonofobia e dalla misofonia ma a nostro avviso la distinzione assume carattere sfumato ed esula da questo tipo di trattazione. Per una corretta diagnosi oltre che agli esami atti ad escludere un problema uditivo reclutante (audiometria tonale classica, test audiometrici sopraliminari, impedenzometria con il test dei riflessi stapediali) è indicato il test della Loudness Disconfort Level (LDL). Chiaramente gli esami vanno eseguiti con estrema attenzione e delicatezza in quanto il soggetto può sentirsi in pericolo durante gli esami e dobbiamo cercare di non contribuire all’aumento della loro sensibilità. Esistono poi questionari ad hoc per l’iperacusia con punteggi indicativi della gravità del disturbo. Ma ricordiamoci che già l’accurata raccolta anamnestica può essere in questa patologia una parte importante della diagnosi.

Per la cura dell’iperacusia le metodiche basate sull’esposizione progressiva ai suoni che si rifanno alla terapia madre della “sound habituation therapy” o “terapia del suono” come la TRT ben nota per il trattamento degli acufeni, con modalità diverse però da quelle impiegate per gli acufeni, possono offrire un un efficace strumento nel trattamento del disturbo. Affiancare a tutto ciò tecniche di rilassamento per la gestione della propria capacità di affrontare lo stress è vivamente consigliato. Il trattamento consigliato in molti casi e da molti operatori è la Terapia Cognitiva-Comportamentale (TCC): questa, condotta da un counsellor psicologo esperto, è finalizzata a rimuovere le cognizioni ed i comportamenti non funzionali mediante prese di coscienza ed ampliamento delle conoscenze e a fornire un aiuto-guida a sviluppare capacità di affrontamento progressivo (coping) delle situazioni ambientali ritenute più nocive.

Ma è fondamentale in tutti i casi una valutazione clinica dello stato psicologico del paziente essendo molte e complesse, come abbiamo visto, le interazioni fra le condizioni psicologiche e l’ipersensibilità uditiva.